Informazioni sul pensionamento anticipato delle persone con invalidità civile

 

I lavoratori invalidi civili con percentuale non inferiore all’80% (iscritti all’assicurazione generale obbligatoria), ai sensi dell’art 1, comma 8, del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, hanno la possibilità di andare anticipatamente in pensione (pensione di vecchiaia): a 55 anni le donne e a 60 gli uomini .

La legge di Riforma del 2011, non ha modificato quanto disposto dalla precedente norma (decreto legislativo 503/929)( confermata dalla Corte Costituzionale), tutelando i soggetti invalidi dall’innalzamento ai nuovi e più elevati limiti di età. Ciononostante, anche tale prestazione pensionistica è legata al meccanismo delle finestre d’accesso (un anno di attesa per l’erogazione effettiva della pensione) e all’incremento dell’aspettativa di vita.

Pertanto, per poter accedere a tale prestazione, i requisiti richiesti sono cinque:

•          Età anagrafica di 55 anni se donna e 60 anni se uomo;

•          Invalidità >80%;

•          Un anno di finestra mobile;

•          3 mesi di Incremento di Aspettativa di vita;

•          Cessazione dell’attività lavorativa.

 

Contributi figurativi

I lavoratori sordomuti e gli invalidi civili per qualsiasi causa che abbiano un’invalidità superiore al 74% possono richiedere, ai sensi della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (articolo 80, comma 3), per ogni anno di lavoro effettivamente svolto il beneficio di 2 mesi di contribuzione figurativa. Il beneficio spetta fino ad un massimo di 5 anni di contribuzione figurativa utile ai fini del diritto alla pensione e dell’anzianità contributiva. E’ proprio grazie ai contributi figurativi che il lavoratore invalido civile ed il lavoratore sordomuto possono pensionarsi con 5 anni di anticipo.

Il beneficio di due mesi di maggiorazione per ogni anno di servizio è utile ai fini della determinazione dell’anzianità contributiva e dell’anzianità assicurativa, quindi incide positivamente anche sull’ammontare della pensione che il lavoratore riceverà.

La maggiorazione contributiva invece  non è utile ai fini del conseguimento dei requisiti contributivi legati all’acquisizione di un diritto diverso da quello della pensione, quale può essere ad esempio il diritto alla prosecuzione volontaria.